La vita di un “assegnato”

Vivere all’estero, e nello specifico a New York, ha parecchi vantaggi. Conosci culture e usi diversi dai tuoi, impari una lingua che ti servirà per comunicare pressoché in qualsiasi luogo del mondo, scopri angoli sconosciuti ai più, conosci persone interessanti e che potrebbero entrare nella tua vita e non uscirne più.

Oggi stavo parlando al telefono con una cara amica e le stavo dicendo che questo pomeriggio avrei avuto una “call” con la persona che ci avrebbe aiutato nel processo di rientro in Italia. Ebbene sì siamo vicini alla fine della nostra assegnazione.

Sono contenta? Sì.

Sono dispiaciuta? Sì

Sono un mix di emozioni in questo istante…

Le dicevo che ho voglia di tornare a casa mia. Di abbracciare tutta la mia famiglia, di coccolare Margherita (mamma e papà siete avvertiti 😇) di cucinare cene e pranzi per amici, di stare in giardino a piantare fiori, di mettermi in poltrona con il camino acceso e di assaporre una tazza di tè mentre fuori piove, di…. Ho così tante idee e così tanti progetti! ma mi spiace lasciare questa città.

L’idea di abbandonare New York e gli amici, di non poter ammirare i tramonti dalle mie finestre, di lasciare questo appartamento che mi sono divertita ad arredare e a fare nostro, di uscire e non trovare più il caos (sì ora è tornato il caos della città pre-covid, mancano solo i turisti ma vi assicuro che spostarsi in macchina è diventato “un delirio” ) bhe questo e molto altro mi mancheranno.

E allora? Allora penso che sfrutterò al massimo i due mesi che restano, che farò tutto quello che prima posticipavo. Saranno due mesi intensi e molto divertenti (se eviterò di pensare al trasloco e tutto ciò che comporta o se sarò brava ad organizzarmi bene…)

Vi racconterò quello che succede nella mia vita e quello che è successo nei mesi in cui mi sono eclissata da questo mio angolo. Ho cose belle da dirvi! Vorrei farvi vedere con i miei occhi gli Stati Uniti e tutto quello che si può scoprire in un paese che ti accoglie e che riserva mille sorprese.

Se la cosa vi incuriosisce io vi aspetto qui 😉

pic Pinterest

Spaghettoni ai funghi

Oggi è una giornata perfetta per stare in casa, anzi per mettersi ai fornelli. Fuori nevica, sapete quei bei grandi fiocchi bianchi che si adagiano volteggiando su tutto? Strade, steccionate, alberi… Siamo venuti a trovare Alessandra per il weekend e così tutte e due abbiamo deciso di metterci in cucina.

Cosa abbiamo preparato? Una ricetta trovata su un vecchio libro di cucina. Ricetta scelta da Alberto. Il titolo diceva Bucatini agli ovoli, che noi abbiamo cambiato in Spaghettoni ai funghi ( per mancanza di ovuli e di bucatini 😉😂😂)

Questo piatto è stato una piacevole sorpresa perché non avevo mai trovato una ricetta che mettesse assieme ai funghi anche acciughe e tonno. Beh, risultato sorprendente e piatto che rifarò.

Ecco la ricetta

Ingredienti per 4 persone:

  • 400 gr. bucatini (spaghettoni)
  • 500 gr. ovoli (nel nostro caso funghi misti)
  • 1/2 spicchio di aglio
  • 4. filetti di acciughe ben puliti
  • 100 gr. tonno in scatola
  • olio, sale e pepe
  • prezzemolo
  • parmigiano grattuggiato

Come si fa: Pulire i funghi, lavandoli velocemente e tagliandoli a fettine piuttosto sottili. In un largo tegame mettere 4 cucchiai di olio con l’aglio e fare imbiondire. Unire i filetti d’acciuga, cercando di ridurli in pontiglia con l’aiuto di una forchetta. Aggiungere il tonno spezzettato ed i funghi. Salare e papare. Coprire con un coperchioe cuocere a fuoco lento per 20 minuti. (se necessario aggiungere un pochino d’acqua). Nel frattempo lessate la pasta in acqua bollente salata. Quando è al dente, trasferirla nel tegame dei funghi e amalgamare bene con fiamma media.( io ho aggiunto un pochino di acqua di cottura e ancora qualche cucchiaio di olio) Spegnete e finite con una bella dose di parmigiano e il prezzemolo tritato.

Enjoy!

La boule de neige

Le ho sempre amate. Sin da quando ero bambina mi fermavo ad osservarle, la nonna ne aveva una abbastanza grande che sistemava sul piccolo tavolo dell’anticamera

Le boule de nèige sono sempre state fra le cose che mi dicevano : Natale in arrivo.

Quelle piccole sfere di vetro sanno catturare la magia del Natale. Una volta capovolte i minuscoli fiocchi di neve avvolgono gli oggetti che si trovano all’interno ed io vengo trasportata in un mondo un po fiabesco dove c’è calma , dove tutto è innocente e puro come la neve bianca, dolce, delicato, leggero… dove il suono del carillon mi da serenità, mi riporta bambina e mi fa sognare.

Ho trovato questa fiaba natalizia che parla di una boule de neige. Ve la propongo, magari piace anche a voi . L’ho trovata sul blog https://www.milibroinvolo.it di Domizia e nel frattempo vi abbraccio

La boule de neige 

Domizia Moramarco

Visse quella giornata nella certezza che qualcosa di straordinario le sarebbe accaduto. L’ultimo mese dell’anno era da poco iniziato e a Miriam era stato imposto di consumare le settimane di ferie prima dell’arrivo del Natale. Si era dedicata, così, alle faccende domestiche con consueta abitudinarietà, mentre una voce dal profondo le sussurrava che quello sarebbe stato il giorno. La sua vita non era mai stata sconvolta da eventi clamorosi, o forse Miriam evitava di incorrervi, dato che si ostinava a definire la sua esistenza “un mare piatto”, consapevole che sotto quella lastra, indurita e trasparente, si annidava un popolo di creature selvagge, di cui lei aveva paura. Non voleva affacciarsi a guardare, nel timore di venire risucchiata in quel mondo sconosciuto. A volte, in punta di piedi, ne sfiorava la superficie, per poi ritrarsi, rapidamente. Lo aveva fatto anche quando il ragazzo timido dagli occhi verdi della libreria le si era avvicinato, chiedendole di uscire assieme.

Si erano visti una sera, lui l’aveva portata al cinema e si erano seduti nelle file più lontane dal grande schermo, in un angolo buio dove potevano contare le ombre davanti a loro, disegnandone i contorni con le dita. All’improvviso, il ragazzo le aveva posato la mano sulla sua. Lei lo aveva lasciato fare, mentre un piccolo pesce rosso si era improvvisamente affacciato dalla lastra, creando una crepa che le aveva fatto sussultare il cuore, come nessuno mai era riuscito fino ad allora. Quando poi, il sospiro del ragazzo si era fatto più intenso e, timidamente, aveva avvicinato le labbra alle sue fino a sfiorarle, Miriam aveva sentito uno schianto profondo su quella lastra e per un attimo le era sembrato di affogare. All’improvviso riemerse, aprì gli occhi e, di fronte a quelli chiusi del ragazzo, capì che non ce l’avrebbe fatta a salvarsi dalla minacciosa marea in arrivo. Così, si era alzata ed era fuggita via, correndo. Non seppe mai se il ragazzo l’avesse rincorsa, o meno. Si era nascosta nella toilette e ne era uscita solo poco prima che il cinema chiudesse i battenti.

Non frequentò più l’università, ma si cercò un lavoro su turni, optando per quello notturno. Scomparve, così, alla vista della città.

Quando di giorno tutti aprivano le finestre sulla loro vita, lei chiudeva le sue e si rannicchiava nel letto, sprofondando in un sonno infinito. E di notte apriva l’uscio per scappare furtivamente con la sua utilitaria sgangherata verso la fabbrica, a molti chilometri dal paese. Riponendo un tappeto dalla trama pesante sulla lastra sotto di lei, si era congedata per anni dalla vita.

Quella mattina, però, qualcosa si stava sgretolando sotto i suoi piedi, lo sentiva. A sera, guidata da un istinto da automa, afferrò dall’armadio il cappotto rosso che non indossava quasi mai e, chiusa la porta alle spalle, cominciò a percorrere il viale alberato che conduceva nel centro storico del paese. Stringendo il bavero sul collo, sfidò la piccola tormenta di neve che si era sollevata improvvisamente.  Si smarrì e, colta da un inaspettato tremore, ripercorse un portico che aveva dimenticato esistesse, più e più volte.

D’improvviso, una fioca luce zampillò dal vetro di una vetrina. Miriam seguì quella piccola scia luminosa che la chiamava a sé. Giunta dinanzi al negozio, fu accecata da un bagliore improvviso. Coprendosi gli occhi con le mani, avvicinò il naso al vetro e allora la sentì ancora quella vocina profonda che l’aveva assillata per tutto il giorno.

“Sono qui – diceva – prendimi”.

E Miriam allungò la mano e il vetro si infranse.

Il mattino seguente, il corteo di nuvole che avevano offuscato il sole il giorno prima fece spazio a un sole regale che sciolse i rimasugli della neve caduta durante la notte. Era una domenica di dicembre che annunciava l’atmosfera natalizia e i primi acquirenti compulsivi si erano riversati per le vie del centro alla ricerca dei loro doni.

Una manina appiccicaticcia batté sul vetro di una vetrina e, lungo il portico, echeggiò una vocina stridente: “L’ho trovato mamma! Il mio regalo di Natale è qui!”

La donna che accompagnava la bambina spinse il suo braccio nascosto da un morbido manto di pelliccia verso la vetrina del negozio e esortò la figlia a entrare nel locale.

“Posso esservi utile?”, chiese il negoziante con tono gentile.

 “Vorremmo acquistare una boule de neige” rispose la donna.

“Ve ne mostro qualcuna in particolare?”

 “Sì, mia figlia ha scelto quella lì in alto” e così dicendo indicò la boule de neige posta al centro del robusto scaffale di legno, tra due bambole di porcellana dagli occhi verdi e le labbra dipinte di rosso.

Il negoziante si sollevò sulle punte e afferrò il gingillo, smuovendo fiocchi di una sottile polvere glitterata, mentre una fanciulla in miniatura, avvolta nel suo pesante cappotto rosso, rimase a testa in giù per alcuni secondi.

dicembre

La neve scende impalpabile e leggera, la guardo dalla finestra della casa di Varese e mi regala una calma inattesa. Ne ho bisogno perché lo scorso mese è stato molto faticoso, è mancata la mia mamma ed ora sono qui a guardare fuori dalla finestra questi fiocchi bianchi e a pensare.

Il mio amore per il Natale forse mi deriva anche da lei, e quello che stiamo vivendo sarà forse il Natale più strano della nostra vita ma sempre un periodo di gioia deve essere.

Così ieri sono scesa in cantina ed ho iniziato a portare in casa qualche scatolone. Il camino si è vestito di lucine, rami di abete, una piccola ghirlanda di fette di mandarino essicate in forno qualche giorno fa e della mia collezione di boule de nèige.

Sono apparse anche le calze appese a delle belle renne che mi regalò tantissimi anni fa (diciamo una ventina?) Jennifer. Le riempirà la sig. Befana e speriamo non ci sia solo carbone….

Quando ero bambina la mia mamma ci metteva: mandarini, arachidi, qualche pezzetto di carbone, una buona dose di caramelle ed un piccolo regalo. A casa nostra la Befana aveva l’onore di portare via il gigantesco albero che troneggiava in un angolo della sala da pranzo e a me dispiaceva un sacco non poter più ammirare le palle delicate e le lucine colorate.

La nostra tradizione di decorare l’albero tutti assieme sarà rispettata anche quest’anno anzi avremo Margherita che renderà tutto speciale.

Ci saranno dei cambiamenti difficili da affrontare ma la vita è così e va affrontata con coraggio sempre.

Voi cosa fate di bello? Quest’anno sembra che tutti si siano portati avanti con le decorazioni e tutto il resto, anche voi?

Vi abbraccio e prometto che mi farò viva presto!

Cosa ne dite di una meringata?

La meringata è un dolce che mi porta indietro nel tempo.

Quella che vi presento oggi è una ricetta non proprio classica ma è quella di uno zio pasticcere che faceva apposta per la mia mamma.

È un dolce che mi riporta alla mia infanzia, a quando gli zii venivano a cena da noi il lunedì sera (giorno di chiusura della pasticceria). Con l’arrivo dell’autunno in casa arrivava la meringata di zio Peppo che non era esattamente quella che proponeva alle sue clienti ma era speciale e fatta apposta per noi. Vi ho incuriosite? Bene era quello che volevo 😉 Continuate a leggere

Ingredienti:

per la meringa

  • 200 gr. albumi
  • 200 gr. zucchero a velo
  • 200 gr. zucchero semolato fine
  • 1 pizzico di sale

per la farcia

  • 500 gr.panna fresca da montare
  • 1 cucchiaio zucchero a velo
  • 200 gr. cioccolato amaro (71%)
  • amarene Fabbri (io ne ho messe una ventina)
  • cacao in polvere per guarnire

Come si fa:

Preparare le meringhe: (io lo faccio il giorno prima) Mettere in un robor da cucina con il gancio per montare. Iniziare a montare gli albumi con il pizzico di sale. Nel frattempo unire in una ciotola i due zuccheri e mescolarli fra di loro. iniziare ad unire la metà degli zuccheri ai bianchi d’uovo e montare per 10 minuti a velocita sostenuta. Il composto diventerà lucido e molto consistente. A questo punto unite il restante zucchero e mescolate delicatamente dal basso verso l’alto con una spatola in modo da non smontare la meringa. Su una placca da forno coperta da carta appoggiate delle cucchiaiate di meringa. Non è indispensabile siano perfettamente uguali ma circa della stessa dimensione. Infornare a 100 gradi per almeno 2 ore. Lo so è parecchio tempo ma così la meringa resterà friabile e asciutta all’interno. Lasciate raffreddare le meringhe all’interno del forno leggermente aperto. Passiamo alla parte divertente, ora. Montate la panna fresca con un cucchiaio di zucchero a velo, tagliate a coltello il cioccolato, unirlo alla panna. Aggiungete le amarene. Tagliate a metà le meringhe con un coltello (io ne ho usato uno con la seghetta perché l’ho trovato piu facile). mettete i fondi delle meringhe alla base del recipiente in cui presenterete il dolce. Riservate la parte sopra delle meringhe per abbellire la meringata. Sbriciolate alcune meringhe nella farcia di panna ed appoggiatela sulla base della torta. “Chiudete” il tutto con i “coperchi” delle meringhe. Se desiderate potete spolverare il cacao ed aggiungere ancora qualche amarena.

Questo dolce si serve a cucchiaiate e trovo la cosa estremamente conviviale.

Enjoy!

La luce dorata di Settembre

Il tempo corre così veloce…. Siamo quasi alla metà di settembre, un tempo accompagnavo a scuola i bambini, mi fermavo a bere un caffè con le mie amiche e poi iniziava la giornata.

Oggi vivo una situazione diversa. I miei figli non li debbo più accompagnare a scuola ed il caffè lo continuo a bere con amiche nuove, ma non per questo meno care di quelle di un tempo.

Nonostante le tante belle stagioni dell’anno il mese di Settembre è sempre fra i miei preferiti. È il mese del cambiamento: nelle temperature, negli armadi, in cucina. È il mese in cui quando esco respiro a pieni polmoni i profumi nuovi che impregnano l’aria, osservo le foglie che cominciano a cadere svolazzando sul terreno, mi godo la luce più dolce che ci regala il sole.

Central Park fra qualche tempo sarà splettacolare con i suoi rossi, i gialli e i fiori che verranno messi a dimora in alcune zone. Camminerò in questo angolo di New York che continua a sorprendermi stagione dopo stagione. Mi porterò una cupcake e la gusterò su una panchina con calma, ascoltando i rumori ovattati della città. Ovattati grazie alle piante, ma anche perché il traffico che rendeva New York una città rumorosa e caotica oggi non c’è ancora. Il Covid ha stravolto la città ed i suoi abitanti. Io resto però fiduciosa, torneranno i turisti, si tornerà a mangiare all’interno dei ristoranti ed io volerò finalmente in Italia per abbracciare la mia famiglia e per conoscere la mia nipotina. Non vedo l’ora!

E voi? Come sta andando il vostro Settembre?

Foto apertura mypiesite

I giovani ed il covid19

Questo virus ha davvero scombussolato le nostre vite. Ci divide ma nella realtà ci fa sentire più vicini gli uni agli altri. Questa è una delle cose positive che ci sta regalando nonostante le tante privazioni che ci infligge.
Mi sono soffermata a pensare a cosa succede nelle case quando si hanno bambini, adolescenti o giovanotti (termine che usava mio nonno Isa) chiusi fra le quattro mura. Ragazzi abituati ad andare a scuola, fare attività sportiva, suonare uno strumento, fare le vasche il pomeriggio o andare a mangiare la pizza il sabato sera. Quali sono i pensieri che passano nella loro testa in questi momenti? Rimpiangono quello che prima davano per scontato? Anzi, che a volte proprio non volevano fare? Avete idea di quante volte vi hanno detto: oggi niente piscina mamma? oppure forse ho la febbre, posso stare a casa?  (c’era la verifica di matematica….) Ai più grandi mancheranno gli amici, ai più piccoli i nonni ed i loro racconti.

Chiacchieravo con amiche al telefono ed ho fatto qualche domanda su cosa succede in casa, su come passano il tempo i figli e mi sono stupita. Si perché stanno dimostrando una forza incredibile, una adattabilità non sospettabile. Non sono i ragazzini viziati che spesso le cronache ci dipingono. Si applicano durante le lezioni online oppure preparano e danno gli esami universitari, aiutano in casa (beh, non tutti…) sono più aperti nei nostri confronti e parlano un pochino di più delle loro cose. Si ingegnano e cercano di sfruttare questa prigionia a cui sono costretti. Sì perché i nostri ragazzi sono forti ed hanno idee geniali.

È il caso di DANIEL mio nipote putativo (nel senso che lo ritengo proprio nipote ma nella realtà sono la sua madrina di battesimo). Daniel è universitario ad H – FARM ed assieme ad altri ragazzi che studiano in BOCCONI hanno creato una piattaforma dove piccole botteghe offrono la possibilità di fare la spesa online e poi la consegnano a casa.  Il sito si chiama

Iocomproacasa.it

È un’idea utile specialmente in questo periodo in cui tutti siamo agli arresti domiciliari. Iocomproacasa.it si occupa di mappare tutti i negozi che si stanno attrezzando per offrire il servizio di consegne. Dalle piccole botteghe, ai ristoranti, alle pizzerie. L’utilizzo della piattaforma è semplice. Si entra, si digita il nome del paese o il tipo di attività e si hanno notizie utili come gli orari d’apertura ad esempio o quali sono i negozi che offrono  la possibilità di avere la spesa davanti alla nostra porta senza dover uscire di casa.

La trovo davvero un’idea geniale, utile e spero possa crescere in maniera esponenziale, non solo perché Daniel è uno degli ideatori ma perché può essere un buon aiuto alla comunità in questo momento.

Questo periodo ci farà crescere sotto tanti aspetti, ne sono certa. E come ogni cosa che porta preoccupazione e dolore ci renderà più forti, più reattivi, più responsabili, più generosi ed alla fine decisamente migliori!

 

Flower Power

Oggi è la prima domenica di primavera.

Chi non ha la fortuna di avere un giardino non se la può godere appieno, io la deve guardare da dietro la finestra, ma va bene anche così. Se avete un piccolo terrazzo potete comunque prendervi il caffè al sole… Io appartengo a coloro che vivono in un palazzo di vetro e di questi molto pochi posseggono un piccolo spazio privato all’ aperto, quindi mi  manca un sacco il nostro prato italiano ma, non mi perdo d’animo.

Questa mattina mi sono messa alla ricerca di fiori qui, nella  mia raccolta di foto. I fiori hanno il potere farmi sentire bene e di questi giorni non è poca cosa.

Volete scoprire con me cosa ho trovato? Volete cinque minuti di Flower Power ? Troverete foto che ho scattato quando ero a Varese, qualche foto dei matrimoni dei miei ragazzi, alcune le ho scattate qui durante le mie passeggiate. Dai ancora pochi minuti e poi tornerete alle vostre attività. A proposito cosa stavate facendo?

Come sempre vi lascio con un abbraccio gigante,  un bacio che vi arriva dal di là dell’oceano ed un fiore. Scegliete quello che vi piace di più 😉

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#Stay positive!

Questo tramonto e la luce delle candele  sono dedicate a tutte voi. Un grazie perché  continuate a passare da qui, vi auguro tanti momenti  sereni e spero che questa foto faccia il suo dovere. Torneremo ad uscire e a toccare con mano le bellezze della natura. Per ora facciamolo da dietro la finestra.

Pensiamo positivo e mandiamo nell’etere pensieri belli. Ci ritorneranno!

A presto ❤️

gisella

 

 

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